Provocazione...tecnica

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Provocazione...tecnica

Messaggio  errex il Dom Ago 01, 2010 2:06 am

UbiTennis 01.08.2010 (n.d.r.)


Rovescio a una mano addio?

Sampras, Federer, Lendl e McEnroe hanno dominato pur giocando il rovescio ad una mano. Nonostante ciò, questo colpo sta progressivamente scomparendo. Perché? Il ruolo di materiali e superfici.



Rovescio a una mano batte rovescio bimane 1193 a 727!

Osservando nell'ultima classifica Atp quel campione solo soletto, quasi ramingo col suo “povero” rovescio a una mano, non ho potuto fare a meno di verificare se fosse stato sempre così.
Si, sto parlando proprio di lui, di quel Roger Federer dominatore assoluto degli ultimi anni e ultimo paladino del colpo che – a mio personalissimo giudizio – è sempre stato sinonimo di classe ed eleganza: il rovescio a una mano.
Mi sono allora divertito a prendere i 24 numeri uno del mondo che si sono succeduti dal 23 agosto 1973 – data d'introduzione del ranking computerizzato – ad oggi e vedere chi tra questi campioni giocava (o gioca) il rovescio a una mano e chi quello bimane. L'analisi parte dunque da qui, senza entrare per il momento in dettagli tecnici, ma dallo studio dei crudi numeri.

Rovescio a una mano. Il primo numero uno del mondo nell'era del computer è stato Ilie Nastase, rovescio a una mano che più classico non si può, giocato più volentieri in back che coperto. Dopo di lui si sono succeduti altri 10 Numeri Uno col rovescio “classico”, per un totale di 11: Nastase (40 settimane al vertice), Newcombe (otto), McEnroe (170), Lendl (270), Edberg (72), Becker (12), Sampras (286), Muster (6), Rafter (1), Kuerten (43) e Federer (285).
In totale i giocatori con rovescio a una mano sono rimasti in testa alle classifiche mondiali per un totale di 1193 settimane. Quasi 23 anni.

Rovescio bimane. Il primo giocatore bimane a balzare in testa alla classifica Atp è stato Jimmy Connors. Tra il 3 giugno 1973 e il 3 luglio 1983 vi è rimasto per ben 268 settimane: un mito! Dopo Jimbo, altri 12 giocatori bimani si sono alternati al primo posto del ranking: Borg (109), Wilander (20), Courier (58), Agassi (101), Rios (6), Moya (2), Kafelnikov (6), Safin (9), Hewitt (80), Ferrero (otto), Roddick (13) e Nadal (47 fin qui).
I bimani sono dunque rimasti in testa alle classifiche Atp per un totale di 727 settimane: poco meno di 14 anni.

Prime considerazioni. Da quando è in vigore il computer (37 anni), abbiamo avuto per 23 anni al vertice delle classifiche Atp giocatori dal rovescio ad una mano e per 14 giocatori bimani. Paradossalmente i giocatori dal rovescio a due mani sono stati di più (13 a 11), ma è sufficiente sommare le settimane al comando di Sampras, Federer e Lendl per far sì che il rovescio “classico” batta quello bimane: 841 a 727.
Le cose però stanno cambiando. Nell'ultimo decennio abbondante (dal 1° gennaio 2000) abbiamo avuto soltanto tre tennisti dal rovescio a una mano in testa alle classifiche: Sampras (10 settimane), Kuerten (43) e Federer (285).
I rovesci bimani che si sono succeduti al primo posto nello stesso periodo di tempo sono stati invece 6: Agassi (52 settimane), Safin (9), Hewitt (80), Ferrero (otto), Roddick (13) e Nadal 47).
Anche in questo caso i rovesci a una mano battono i bimani (338 settimane contro 209), ma balza subito all'occhio che l'onore dei rovesci classici è stato salvato dalla mostruosa prestazione del solo Federer. Va poi considerato che la striscia di Nadal è ancora apertissima e che, solo per quel che riguarda il maiorchino, bisognerà aggiungere a questo conto parziale un bel numero di settimane. E quando anche Rafa “abdicherà”, ben difficilmente sarà rimpiazzato da un tennista dal rovescio classico, dal momento che non se ne vedono di potenzialmente dominanti all'orizzonte. In questo senso, credo sia molto più possibile un colpo di coda di Federer piuttosto che l'apparizione di un qualche nuovo Fenomeno dallo stile classicheggiante.

Ma come si è arrivati a questo punto? Fin qui abbiamo analizzato i movimenti dei numeri uno in classifica, la qual cosa fornisce un buon contributo a livello di curiosità, ma meno dal punto di vista analitico. Sotto questo punto di vista, molto più interessante sarà analizzare i flussi dei Top Ten succedutisi in questi ultimi 37 anni.
Nel 1973, nella classifica di fine anno, tra i primi dieci vi era un solo tennista bimane: Jimmy Connors (numero 3). Sette anni dopo, nel 1980, si è saliti a 4: Borg, Connors, Gene Mayer (addirittura quadrumane) e Solomon. Ancora 4 nel 1985: Wilander, Connors, Jarryd e Mecir), per poi scendere di nuovo a 2 nel 1990: Agassi e Ivanisevic.
Nel 1995, per la prima volta, la presenza nei Top Ten dei bimani supera quella dei rovesci a una mano. Se ne conteranno ben 7: Agassi, Chang, Kafelnikov, Enqvist, Courier, Ferreira e Ivanisevic. Ecco i nomi dei 3 “superstiti”: Sampras, Muster e Becker.
Il nuovo millennio si apre ancora con 6 bimani tra i primi dieci: Safin, Norman, Kafelnikov, Agassi, Hewitt e Enqvist, ma nel 2003 i soli rovesci a una mano presenti nella Top Ten sono quelli dei finalisti di Wimbledon: Federer e Philippoussis. Per il resto, solo rovesci bimani: Roddick, Ferrero, Agassi, Coria, Schuettler, Moya, Nalbandian e Grosjean.
Nel 2006, per l'ultima volta, torna l'equilibrio: 5 bimani (Nadal, Davydenko, Roddick, Nalbandian e Ancic) e 5 rovesci classici (Federer, Blake, Ljubicic, Robredo e Gonzalez).
Negli ultimissimi anni, la presenza di tennisti dal rovescio a una mano va ricercata con la lente d'ingrandimento. Due presenze nella Top Ten del 2008: Federer e Blake. Una solo in quella del 2009: Federer.
E se scorriamo l'ultima classifica, le cose non cambiano: il solito Federer tra i primi dieci, al quale vanno aggiunti Youzhny (14) e Ljubicic (17) se teniamo conto dei primi 20. Stop.

Conclusioni. L'analisi dei flussi tra i “classici” e i “bimani” all'interno della Top Ten nel corso degli ultimi 37 anni è impietosa: il rovescio a una mano rischia seriamente l'estinzione. Ed è strano se si pensa che, in questo arco di tempo, i tennisti più dominanti sono stati quelli dal rovescio a una mano: Sampras (286 settimane), Federer (285), Lendl (270) e McEnroe (170).
Tra i giocatori binami, il più dominante è stato a mio avviso Borg, nonostante sia rimasto al vertice “solo” per 109 settimane. Connors, che pure è stato in testa per ben 268 settimane, credo sia da considerare meno dominante di Borg. Lo stesso discorso può essere fatto per un altro grande bimane della storia del tennis, Andre Agassi. È rimasto in vetta per ben 101 settimane, ma il grosso della torta in quel periodo è finito tra le voracissime fauci di Sampras (non a caso Agassi ha finito un solo anno in carriera al numero uno – il 1999).
Arriviamo così ai giorni nostri, con la classifica maschile (nel circuito femminile il fenomeno è ancora più diffuso) dominata dal bimane Nadal, accompagnato in questa sua cavalcata da una miriade di “scudieri” dal rovescio a due mani che accerchiano letteralmente il povero Federer, ultimo Mohicano dal rovescio classico.
In effetti, tra le classifiche degli ultimi anni e la storia degli ultimi decenni sembra esserci una contraddizione (da valutare se e quanto apparente). I giocatori più forti, quelli che hanno letteralmente dominato, sono stati in larga parte quelli dal rovescio a una mano. Nonostante ciò, tutti o quasi vengono ormai impostati con il rovescio a due mani. Perché?
I vantaggi sono noti: maggior potenza e controllo nei colpi; maggiore capacità di sfruttare l'anticipo; possibilità d'impattare con efficacia anche colpi ad altezza spalla; capacità di trovare angoli particolarmente acuti, grazie all'aiuto della mano d'appoggio.
Ma anche gli svantaggi si conoscono ormai benissimo: difficoltà sulle palle basse; minor allungo; maggiore difficoltà nel variare il gioco (pochi sanno alternare il rovescio coperto al back); minore propensione a seguire i colpi a rete. Naturalmente lo stesso discorso, invertito, è valido anche per il rovescio ad una mano.
Certamente l'evoluzione dei materiali – racchette, palle e corde – ha dato luogo ad un appiattimento del gioco che ha favorito i giocatori dal rovescio bimane. Nonostante le superfici siano mediamente più lente rispetto a qualche anno fa, la velocità del gioco è decisamente cresciuta. Gli scambi spesso si risolvono in duelli rusticani dal fondo del campo, risolti a favore di chi sfonda prima, a discapito dei giocatori dalla mano più educata.
Di sicuro la progressiva scomparsa del rovescio a una mano non è una buona notizia per il futuro del tennis. Perché ci piaceva tanto vedere i match tra Borg e McEnroe o tra Agassi e Sampras? E perché non ci stancheremmo mai di vedere le sfide tra Nadal e Federer? Perché sono i più forti? Anche, ma non solo. È la contrapposizione tra gli stili che calamita l'attenzione degli appassionati. L'eterna sfida tra il tennis atletico e muscolare (ma non solo, ovvio) e quello classico ed elegante (e anche in questo caso, non solo).
E allora vi confesso che quando scorro la classifica Atp, non può non far capolino una certa preoccupazione. Non per il futuro di questo sport, ma per lo spettacolo che solo il tennis sa offrire.
I Berdych, i Soderling e i Del Potro (e cito tre Top Ten recentemente capaci di battere Federer) sono signori giocatori. Di più, sono senz'altro dei campioni. Ma è più interessante vederli all'opera contro giocatori dallo stile diverso, meno quando si prendono a cannonate tra di loro.
Forse il ritorno ad una minore uniformità tra le superfici aiuterebbe a riportare una maggiore varietà nel circuito.

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